PRESENTAZIONE

Domeniche a Teatro

La favola di Antonio
di Eugenio Allegri

Tanti anni fa, quando ero poco più che un ragazzo, vivevo e lavoravo in un teatro di Torino, la città in Italia dove le cornacchie gracchiano ubriacandosi di vino. Ora, a parte le cornacchie e me e tanta altra gente, in quella città ci viveva un ragazzino di dodici anni che di nome faceva Antonio, (a dire il vero non che il nome se lo facesse proprio lui con le sue mani: questo, per la verità, è solo un modo di dire).
Diciamo allora che, i suoi genitori, partiti un giorno da un lontano paese del sud per cercare lavoro, una volta arrivati a Torino, l’unica città in Italia dove le cornacchie gracchiano ubriacandosi di vino, questi genitori soffrendo di nostalgia, quando nacque il primo figlio, decisero di chiamarlo col nome che portava il nonno rimasto al paese del sud, cioè Antonio.
(Ora non è vero che tutti i nonni i nomi se li portano loro, sempre appresso, magari a spalle; diciamo che anche questo è un altro modo di dire).
Antonio, il bambino, nel frattempo era cresciuto ed era diventato un ometto, sereno e tranquillo e a scuola, pur non essendo il migliore, era bravo abbastanza da esser sempre promosso. Insomma tutto sembrava andare per il meglio se non che, fin da piccolo, Antonio aveva manifestato un problema: non parlava; cioè, non è che proprio non parlasse; anzi, sin da neonato, quando aveva fame oppure soffriva di male al pancino, Antonio cacciava di quelle urla che lo si sentiva in tutta Torino, e lo sentivano anche le cornacchie, che proprio per non sentirlo gracchiavano ancor di più, sempre ubriacandosi di vino.
(Ora, non che le urla si lascino cacciare così facilmente dai bambini, ma dato che anche questo è un altro modo di dire, il discorso sui modi di dire diciamo che finisce qui).
Ma torniamo ad Antonio, che dunque non era muto, noooooh: però parlava a mezze frasi e il problema più grave era a scuola perché diventato più grande, anche se studiava e imparava le lezioni, poi non riusciva a ripeterle davanti agli insegnanti. Insomma Antonio era un ragazzino in gamba, che però non riusciva ad esprimere i suoi desideri e aveva tanti sogni incompiuti rinchiusi nel cassetto.
Per fortuna una insegnante che gli voleva particolarmente bene, un giorno, sapendo che io facevo l’attore a Torino, (quel giorno le cornacchie per nostra fortuna erano andate in gita prima a Grosseto e poi a Berlino), e sapendo che gli attori sono bravi con le parole, mi chiese di andare nella sua classe a prendermi cura di Antonio. E così io andai in quella classe, insegnai a lui e ai suoi compagni a recitare una commedia molto importante e divertente. Antonio imparò a dire le parole tutte di fila, senza mai fermarsi e alla fine risultò tra i più bravi e venne festeggiato da tutti i suoi compagni, dalla sua mamma e dal suo papà. Da quel giorno Antonio sa come parlare e parlare bene e a volte parla in continuazione e per zittirlo bisogna mettergli un bavaglio sulla bocca.
In conclusione: adesso Antonio abita ancora a Torino, la città dove le cornacchie a forza di ubriacarsi hanno finito il vino, ma ormai è diventato un uomo che parla con tutti e che ha realizzato tutti i sogni che aveva nel cassetto.
Il più bello era quello di andare a vedere un giorno il Teatro Fonderia Leopolda di Follonica.
Ebbene, ce l’ha fatta!
La scorsa settimana ha visto finalmente il teatro, e lo ha visto pieno di bambini che gioivano e ridevano mentre assistevano a uno spettacolo.
Ma poi, girando per la città, la cosa che più lo ha divertito è stata vedere i gabbiani sulla spiaggia; alcuni mentre rubavano col becco i giocattoli rimasti tra gli ombrelloni, altri che, facendo la toeletta, canticchiavano nella risacca e altri ancora che danzando sbaciucchiavano i granchi sgusciandoli sul bagnasciuga. Che ridere, ah, ah, ah! Antonio non sapeva che i gabbiani lo fanno da sempre: lo faranno domani, lo fanno oggi e l’hanno fatto ieri.
Li ho visti anch’io, qualche settimana fa.
Erano lì, felici, che se la godevano, finalmente lontano dai turisti, sorseggiando la loro fresca acqua tonica in località Pratoranieri…